(FRAZ. CASCIA - PERUGIA - ITALIA)

 

 

CENNI STORICI

L'articolo che segue è contenuto in un volume pubblicato in occasione dell'inaugurazione del restauro dell'organo cinquecentesco conservato nella chiesa di S. Procolo vescovo di Avendita di Cascia

 

AVENDITA

di Agostino Serantoni
Il villaggio sorge ai margini di una pianura un tempo ricca di vigneti, di colture variegate e di bestiame, posto lungo la strada che attraverso Valle Onica collegava Cascia a Norcia. E' un centro che, per la salubrità dell'aria, l'altitudine (m 865) e la gentilezza dei suoi abitanti è particolarmente adatto ad una villeggiatura tranquilla e riposante.
Le sue origini, stando alle testimonianze dei numerosi reperti ed epigrafi latini sparsi nell'interno dell'abitato, risalgono sicuramente ad un insediamento romano. L'agglomerato è stato considerato sempre uno dei più importanti e popolosi del comune di Cascia.
Il nome della località “Aventedani” compare per la prima volta nel 1080 in una donazione fatta all'abate Berardo di Farfa da Arduino Prete, figlio di Letone, di alcuni beni da lui posseduti nel castaldato Equano del Ducato di Spoleto.
Nei documenti archivistici casciani, “Avendita” è ricordata il 25 settembre 1344 allorchè tre delegati di Norcia e altrettanti di Cascia si incontrarono nella chiesa di S. Maria del luogo per studiare le mosse e prendere i necessari provvedimenti per far fronte alla minaccia di invasione del conte dell' Anguillara che con le sue soldatesche si aggirava nei dintorni di Spoleto e del Fuscello.
Nel 1380 gli uomini della villa convennero nel capoluogo per eleggere il sindaco; nel 1381 per nominare il “guardiano custode” per vigilare sulle proprietà comunitarie e private.
Nel periodo medioevale gli eventi succedutisi a Cascia coinvolsero anche il contado e quindi pure Avendita.
Nel terremoto del 1703 il villaggio fu quasi totalmente distrutto: su 177 abitanti si ebbero 95 morti. Nel 1793 vennero censiti 155 presenti; nel 1828, 150.

 

ll testo che segue, curato da due fratelli (Dimitri e Katiuscia)  di Avendita,  è estratto dal sito "http://it.wikipedia.org/wiki/Avendita". tutti possono contribuire ad integrare il testo riguardante il nostro paese collegandosi all'indirizzo internet sopra  indicato. 

Avendita è una frazione del comune di Cascia ( PG ).
Il paese, abitato da sole 148 persone (dati Istat, censimento 2001 ), è situato ad un'altitudine di 873 m s.l.m. e domina l'altipiano omonimo. Un tempo centro agricolo circondato da vigneti e campi coltivati, oggi è meta di un sempre crescente turismo che cerca nella tranquillità e nelle tradizioni del luogo una via di fuga dallo stress metropolitano.

 

STORIA

La villa sorse su un insediamento romano o pre-romano come dimostrano i numerosi reperti ed epigrafi latini trovati soprattutto nei pressi della chiesa parrocchiale di San Procolo. Non si hanno notizie sull'origine del nome del paese, che apparse per la prima volta nel 1080 in una donazione fatta da un abate di alcuni beni da lui posseduti nel Ducato di Spoleto.
La storia del paese è stata segnata da quattro importanti eventi sismici: i terremoti del 1599, 1703, 1730, 1979.
Del terremoto del 1599 non si hanno molte notizie, ma provocò enormi danni sia nel paese che nelle zone limitrofe.
Di quello del 1703 si sa che il paese fu quasi totalmente distrutto: di 177 abitanti ne sopravvissero solo 29. La tragedia si verificò in una notte d'inverno quando i focolari erano tutti accesi per riscaldare le case di legno, fu così che si verificarono una serie di incendi che uccisero la maggior parte della popolazione. Il sisma distrusse anche il vicino castello medioevale chiamato Castello Innocente o Cieca Cascia. Il successivo terremoto del 1730 colpì la popolazione che ancora non aveva provveduto alla ricostruzione del paese.
Nel 1979 un altro terremoto di notevole intensità colpì la zona. Non ci furono vittime ma il paese fu di nuovo distrutto e la popolazione costretta a vivere in alloggi provvisori fino a quasi la metà degli anni '90.

 

I testi che seguono, riguardanti l'organo e la chiesa di S. Procolo in cui è conservato, sono contenuti in  un volume pubblicato in occasione dell'inaugurazione del restauro dell'organo cinquecentesco conservato nella chiesa di S. Procolo vescovo di Avendita di Cascia

 

PREFAZIONE
di Wijnand van de Poi - Ispettore Onorario unico per la Soprintendenza dell'Umbria.

L'organo conservato nella Chiesa di S. Procolo di Avendita costituisce una rara e preziosa testimonianza dell'arte organaria tardo rinascimentale umbra. Rara perchè a nostra conoscenza esistono soltanto due organi conservati della fine del ‘500 in Umbria, ad Avendita ed a Trevi (1),  ultime testimonianze di una tradizione organaria che fu di  grande ricchezza. Lo strumento proviene dalla  Cattedrale  di Spoleto (2) (non è stato possibile rintracciare il nome del suo costruttore, perchè l'archivio della Cattedrale purtroppo è introvabile) ed acquistato dalle monache della Basilica di S. Rita di Cascia nel 1627 (3). In quella occasione, l'ambito della tastiera probabilmente avrà avuto l'aggiunta dei tasti Do (l), Re (1), Mi (1), nonché altre modifiche, dettate dalle esigenze musicali del primo Barocco.
Il terremoto del 1979 ha fatto crollare la parte murale soprastante l'organo devastando completamente lo strumento. La grande  sensibilità del Parroco, il quale ha portato tutto il materiale in salvo, ha permesso che l'organo potesse essere restaurato utilizzando tutto il materiale sopravvissuto. Il restauro è stato eseguito dalla Fabbrica Artigiana di Organi PINCHI di Foligno, unica casa organaria in Umbria; questo restauro è stato preceduto da altri restauri interessanti e dalla costruzione del nuovo imponente organo a trasmissione meccanica del Conservatorio Morlacchi di Perugia (4 tastiere e pedale e 60 registri) e dimostra la scrupolosità e la perfezione con la quale lavora il titolare Guido coadiuvato dai suoi figli Andrea e Claudio.
Questo restauro si inserisce in un più vasto e coordinato progetto di tutela, conservazione e recupero delle opere d'arte della Valnerina; si intende rendere fruibile al pubblico un bene di grande valore culturale. Se, dunque, da un lato non si è pervenuti a definite conclusioni sulla paternità dello strumento, e quindi ad una sua puntuale collocazione storica precisa, questo restauro ha rimesso in luce un'opera di notevole pregio nel panorama Cinque-Seicentesco  organario umbro e di grandissimo interesse storico.
Lo strumento darà emozione e piacere alla comunità di Avendita; potrà accompagnare l'assemblea con i canti e potrà essere ascoltato in concerti. Un sincero proficiat al Parroco Don Renzo Persiani ed alla sua comunità per questa bellissima iniziativa!

(1) Altre testimonianze di esistenza di strumenti cinquecenteschi si hanno ad Amelia, Foligno, Gubbio, Perugia, Spoleto, Terni, ma gli strumenti sono stati sostituiti nei secoli successivi.
(2)  Archivio storico del Monastero di S. Rita.
(3) Per le altre notizie storiche C.fr. le Notizie storiche raccolte da D. Renzo Persiani.

 

LA CHIESA DI S. PROCOLO VESCOVO LUNGO I SECOLI
di Don Giampiero Ceccarelli - Presidente Commissione Diocesana per i beni culturali

Come per la gran parte degli edifici, la documentazione antica tace riguardo S. Procolo di Avendita. I reperti archeologici di epoca romana presenti nella zona lasciano credere che vi sia stato un insediamento almeno da tale epoca.
Probabilmente l'edificio di culto, come in altri casi analoghi, esisteva già in epoca altomedioevale ma fu totalmente rinnovato quando ogni luogo della Diocesi spoletina fu pervaso dalla grande stagione edilizia di epoca romanica che si spinse fin nei luoghi più discosti dal centro e ad edifici lontani dai centri abitati.
Con il XIV secolo troviamo attestata l'esistenza della chiesa ma non una descrizione di essa.
Le prime notizie esaurienti ci vengono dalla Visita Barberini. Il Cardinale visitò il paese l'8 di settembre del 1610 ed alle cc. 256 e ss. ce ne fornisce la relazione. Il pievano era da parecchi anni D. Agostino della famiglia “de Spiritibus” di Cascia. La chiesa di S. Procolo aveva una forma rettangolare e terminava in un abside ove era posto l'altar maggiore, che era separato dalla navata da una balaustra di legno. Sull'altare era collocato un tabernacolo di legno dorato. A destra, non lontano dall'altare maggiore, era la sagrestia, e proseguendo lungo la stessa parete si trovava l'altare della Madonna. La parete di sinistra per chi entrava aveva l'altare di S. Procolo, con il Santo dipinto sul muro. Appena si entrava, sulla sinistra, era il fonte battesimale di pietra.
Verso la fine dello stesso secolo, il 25 di luglio del 1690, il parroco D. Carl'Antonio Moricone fornisce una descrizione della chiesa dalla quale si rileva come nel tempo intercorso dalla precedente fossero stati apportati diversi cambiamenti. L'abside era  stata  tamponata ricavandone una piccola  sagrestia,  sul tamponamento era stata  edificata la mostra dell'altar maggiore, in legno di noce indorato, con quattro colonne e due porticine per accedere al vano retrostante. Sulla destra era dipinto S. Pietro e sulla sinistra S. Paolo; in alto era effigiato il Padre Eterno.
Gli altari  erano   quello di S. Procolo,  con la nicchia per il Santo, quello della Madonna della Consolazione, della Madonna del Carmine, con un quadro che rappresentava S. Carlo, S. Francesco, S. Scolastica e la Beata Rita, con una mostra lignea con quattro colonne.
Un altro  altare, con S. Sebastiano,  S. Domenico, la Madonna e sopra lo Spirito Santo. Nella chiesa erano due confessionali. Vi era il campanile con una campana modesta di 300 libbre, ma per essere il paese sviluppato in lunghezza e non accorpato era sentita da pochi.
Dietro l'altare del Santissimo era il coro con volta rotonda, ove era dipinto il Cristo con i dodici apostoli e Dio Padre che incorona la Vergine. All' intorno vi era il sedile di legno di noce scorniciato per uso dei sacerdoti. Contigua al coro era la sagrestia vecchia, coperta a volta, che veniva usata per allestire il sepolcro ed in altre circostanze. Attaccata alla chiesa era la casa della compagnia, con il suo oratorio ove era il quadro della Pietà, con un grosso strappo. Pure attaccata alla chiesa era la casa del pievano.
L'inventano redatto il 18 febbraio del 1729, ai tempi di Mons. De Benedictis, ci dà altre notizie. Dal novembre del 1692 era parroco D. Domenico Carletti. Il parroco fu aiutato da Francesco e Domenico Rossi in quanto i santesi in quei mesi abitavano a Roma.
La chiesa ha da un lato la casa e l'orto del pievano, dall'altro la casa della compagnia. Sul davanti una piazza non grande, per metà sistemata a selciato. La chiesa aveva molto sofferto per il terremoto del 1703, ed il Commissario Apostolico Mons. De Carolis aveva proibito la ricostruzione della volta. Successivamente Mons. Lascaris aveva autorizzato la ricostruzione della volta rinforzata con dei pilastri. L'interno si presentava così:
- L'altare maggiore era quello vecchio, con le colonne di noce e S. Pietro, S. Paolo ed il Padre Eterno dipinti sulla tavola. Alla sommità di esso era la statua del Patrono S. Procolo.
- Altare  di S. Procolo, con  un quadro in tela rappresentante il Santo entro una cornice di noce.
- Altare di S. Michele, con tela rappresentante l'Arcangelo e una cappella con due colonne di noce lasciate a legno senza doratura.
- Altare della Madonna del Soccorso, con una statua rappresentante la Madonna col Bambino in legno dorato.
- Altare della Madonna del Carmine con la tela rappresentante la Madonna, S. Carlo Borromeo, S. Francesco, S. Scolastica e la Beata Rita.
All'inizio della chiesa a sinistra era collocato il  fonte battesimale, sulla volta della chiesa (o dell'abside?) era dipinta l'incoronazione della Vergine.
Per sagrestia si usava il coro in quanto la sagrestia vecchia era stata rovinata dai terremoti e non ancora risarcita.
A man dritta vi era il campanile, a torre, con due campane piccole e un campanello.
Le compagnie erano:
- il SS. mo Sacramento, eretta nel 1557.
- il SS.mo Rosario, eretta nel 1588.
- la Madonna del Carmine, eretta nel 1603.
Non compare mai l'organo negli inventari.

 

IL NOSTRO PREZIOSO ORGANO TORNA FINALMENTE A SUONARE
di Don Renzo Persiani (Parroco di Avendita dal 1974  al 2000)

All'indomani del disastroso terremoto del 19 settembre 1979 che sconvolse la Valnerina e con essa la nostra vita, l'organo cinquecentesco della Chiesa parrocchiale di S. Procolo Vescovo mi apparve irrimediabilmente perduto.
La cassa finemente dipinta schiantata sui banchi sottostanti la cantoria.
Gli sportelli, raffiguranti l'Annunciazione ambedue divelti: l'uno contrastato dietro la porta d'ingresso della Chiesa impedendone l'apertura, l'altro scaraventato sotto i gradini del presbiterio, dopo aver sobbalzato per tutta la navata.
Le stupende canne della mostra e le altre più grandi, rotte, schiacciate, stroncate e disseminate qua e là per tutta la navata.
Le altre canne più piccole rimaste sopra il somiere traballante col rischio di rimanere travolto esso stesso dal peso delle pietre, totalmente ricoperte da sassi e calcinacci. La cantoria in più parti sfondata e pericolosamente traballante.
Accingendomi alla pietosa opera di ricomposizione dei “resti” spronato a ciò dalle lacrime delle persone anziane così tanto affezionate al loro Organo e dall' ardimento dei giovani incuranti del pericolo per i ricorrenti terremoti che causavano nuovi crolli del muro della facciata della chiesa, mi  si presentò tra le mani il  frontone dell'Organo con la scritta “ LAUDATE DOMINUM IN CHORDIS ET ORGANO” (Lodate Dio con l'Organo accompagnato da altri strumenti) e con il cuore colmo di tristezza mi chiesi: “Come è possibile?”
Ebbene oggi a 14 annidi distanza siamo tutti qui a lodare Dio che nel terremoto, grazie ai Santi Patroni Emidio, Procolo, Felice e Rita, ci si è fatto vicino e ci ha dato la forza di non disperare.
Ed è grazie a questa forza dall'Alto che siamo divenuti protagonisti nel ricostruire primariamente le case, le scuole e le chiese e che poi ci ha condotti ad intraprendere l'avventura del restauro del nostro organo.
Ho subito preso contatti con gli enti preposti alla salvaguardia dei beni culturali e storico artistici: il Ministero, la Soprintendenza di Perugia e la Commissione diocesana:
L'Ispettore Onorario unico per il restauro e la conservazione degli organi storici M° Wijnand van de Poi, incaricato dalla Soprintendenza di Perugia, nella sua relazione precedente il restauro affermava che ”il restauro di questo gioiello è urgentissimo ed importante” in quanto “assieme all'organo della Chiesa di S. Francesco a Trevi, l'organo di Avendita potrebbe essere l'unico strumento superstite del cinquecento in Umbria”.
In data 19 Febbraio 1992 la Soprintendenza di Perugia ha provveduto al trasporto della cassa dell'organo per il relativo restauro.
Successivamente in data 7 maggio 1992 ho stipulato il contratto con la rinomata Fabbrica Artigiana di Organi PINCHI di Foligno.
Ed oggi, 21 agosto 1993, festa di S. Emidio Vescovo e Martire nostro compatrono del terremoto, abbiamo la grazia e la gioia di poter di nuovo ammirare la bellezza di questo gioiello che i nostri antenati ci hanno lasciato e poterne riascoltare, grazie al M° Lorenzo Ghielmi, tutte le varie sonorità.
Ed ora, come omaggio alla provvidenza che ci ha condotti a questo appuntamento, desidero riproporvi i sentimenti che provai all'indomani del terremoto… OMISSIS…

 

NOTIZIE STORICHE
raccolte da Don  Renzo Persiani

Dall'Archivio storico del Monastero di S. Rita
Il 14 maggio 1627 fra Battista da Cascia, confessore delle monache della Beata Rita, attesta che le stesse hanno acquistato da Armodio Maccione de Cerreto un organo proveniente dal Duomo di Spoleto e portato a Cascia a spese delle monache.
Dall ‘ della Chiesa Parrocchiale di S. Procolo in Avendita di Cascia. nel registro “ dell'esito della Chiesa di Avendita (1834-1908)
Annata dal 20 ottobre 1870:
Per levare, trasportare e rimettere l'Organo lire Centoventisette e cent. 50 (127.50).
per il detto Organo comprato dal confessore delle monache della B. Rita lire 375.
per l'Orchestra, cioè trave, massiccioli, tavoloni di noce, e tavole di abeto, chiodi, colla, gesso e lavoro dei falegnami lire quattrocentoventinove e cent. 75 ‘429.25
Annata dal 20 ottobre 1871 al 20 ottobre 1871:
Per ripulire l'Organo date ad Ottavio Fedeli lire 020.00.
Annata 1954-1955:
30 maggio 1955 (17) Date acconto alla Ditta Giustozzi L.300.000
(23) trasporto materiale Organo da Serravalle a Cascia L.800
(24) Trasporto materiale Organo Foligno Serravalle L.1.270
(42) Versate a saldo all'Organaro L.150.000
Annata 1970:
14 luglio 1970 pagato alla Ditta Giustozzi di Foligno per ripulitura, accordatura e riparazione dell'Organo (a saldo) L.150.000